Viaggiare in Giappone:
guida e consigli

Secondo i dati dell’Ente Nazionale del Turismo Giapponese nel 2016 (da Gennaio a Ottobre) si sono registrati 20 milioni e 50 mila ingressi, di questi 102.300 circa erano Italiani. Numeri da far girare la testa, non è vero? Beh, sappiate che il 2016 è stato un anno record per il turismo globale. Si attende però un superamento di questo numero (le stime parlano di 40 milioni di ingressi) per il 2020, anno in cui si terranno le Olimpiadi in Giappone.

Continuiamo con un po’ di numeri: il Giappone conta una popolazione di circa 127 milioni di abitanti (più del doppio dell’Italia) a fronte di un’estensione territoriale di 377. 973 km 2 (laddove l’Italia si estende per 301.338 km 2). Insomma più del doppio della popolazione in un territorio che è poco più esteso.

Questo territorio, inoltre, è per lo più montagnoso e le vallate sono poche e poco estese. (più del 75 percento del territorio giapponese è montagnoso). Dunque immaginate un territorio poco più grande dell’Italia dove vi è poco spazio per costruire.

Il Giappone, così come anche l’Italia, se non vi sarà un’inversione di tendenza significativa diventerà ben presto spopolato: vi è infatti un tasso di fecondità molto basso (meno di due figli per donna) e l’aspettativa di vita è molto alta. Insomma, si nasce poco e si vive a lungo.

Contenuto

Questa è una guida dettagliata. Cliccando i titoli sotto riportati, puoi raggiungere il capitolo che ti interessa di più.

Viaggiare in Giappone:
consigli per organizzarsi

Visto per il Giappone

Prima di cominciare con la spiegazione tecnica dei documenti necessari per affrontare un viaggio è bene ricordare che nel caso si aderisca a un viaggio organizzato (uno dei molti che viene proposto in Italia) spesso è l’agenzia stessa che si occupa di richiedere il visto turistico, laddove necessario.

In passato questo fattore si rivelava essere particolarmente determinante, perché richiedere un visto (soprattutto per determinati paesi) poteva essere molto frustrante. Innanzitutto era necessario recarsi presso l’ambasciata del paese che volevamo raggiungere (o il consolato) e richiedere il documento. Il tutto perdendo numerose ore, spesso viaggiando centinaia di chilometri per raggiungere l’ambasciata e affrontando spese che si andavano a sommare al costo già proibitivo di un viaggio.

Fortunatamente negli ultimi anni non solo si è arrivati (per molti paesi) alla digitalizzazione del visto turistico, il quale può essere così richiesto in formato elettronico e riceverlo direttamente nella propria email, ma anche all’esenzione stessa di questo documento in buona parte delle nazioni mondiali (in particolare in occidente).

Il Giappone rientra in questa seconda categoria, quindi sarai felice di sapere che non avrai bisogno di un visto se la tua permanenza all’interno del paese sarà di massimo 90 giorni.

Per dovere di cronaca (e dato che questa guida potrebbe essere letta anche da cittadini non italiani) è importante ricordare che l’eventuale esenzione o la possibilità di richiedere il visto in formato elettronico non è universale ma varia in base al paese che vogliamo raggiungere (il Giappone, in questo caso) e quello da cui partiamo.

In genere è possibile viaggiare in Giappone senza un visto nel caso in cui si parta dall’Europa, dall’Australia e dal Nord America. Ci sono ovviamente delle eccezioni che possono essere trovate nel sito dedicato ufficiale.

Se sei già munito di un passaporto, controlla di avere almeno una pagina libera (nel caso tu sia un viaggiatore compulsivo e consumi i passaporti come si consumano le gomme di auto da corsa) e una validità residua di almeno tre mesi.

Quando andare in Giappone

La Teoria della Relatività di Einstein ha avuto il grande merito, anche tra i profani, di modificare il modo di pensare comune. Il tempo e lo spazio sono una cosa unica: esiste lo spaziotempo. Quindi, chiedersi quando andare in Giappone è piuttosto inutile senza prima domandarsi “dove?

Il Giappone non è una piccola città della quale si può affermare tranquillamente: troverai la neve in inverno. Data la sua estensione territoriale, bisogna vedere dove vorrete recarvi.

Ora, dovete sapere che il Giappone è un arcipelago piuttosto esteso geograficamente. Le 4 isole principali sono Honshū , Hokkaidō, Kyūshū e Shikoku e oltre a queste vi sono più di 6.000 isole (jima o shima) ben più piccole sparse nell’Oceano Pacifico.

L’isola più a nord è Hokkaidō, gode (o soffre, a seconda di come la si veda) di un clima semi-continentale. La città principale è Sapporo (una delle tappe del Grand Prix) ed è situata sul 43° parallelo (più o meno come Firenze).

Nonostante il fatto che Firenze e Sapporo si trovino alla stessa latitudine, data la posizione dell’Isola di Hokkaidō, gli inverni sono molto più rigidi. L’isola è infatti lambita dal mare di Okhotsk a nord e sugli altri lati dall’Oceano pacifico. Tra Hokkaidō e l’isola di Sachalin vi sono le isole Curili, appartenenti alla Russia.

Ora, il clima è piuttosto rigido sull’isola di Hokkaidō, come dicevamo prima, data la presenza di correnti marine subartiche e di masse di aria gelida provenienti dalla Siberia Orientale. Per quanto riguarda Sapporo, la temperatura media del mese di gennaio si attesta a -7 gradi centigradi e la media più alta ad agosto con 26 gradi centigradi.

Un consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di visitare il Giappone durante la fioritura dei ciliegi.

I Giapponesi hanno una vera e propria passione per queste piante e per i loro fiori. Recita un detto: “hana wa sakuragi, hito wa bushi”. Che cosa significa? Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il samurai.

I samurai erano considerati gli uomini più valorosi secondo il pensiero giapponese (almeno secondo il bushido, perché se lo aveste chiesto a un contadino durante il medioevo, molto probabilmente vi avrebbe risposto che il migliore dei fiori era quello che si mangia e il migliore degli uomini quello che coltiva il riso) ed erano accostati al fiore del ciliegio.

Il costume di ammirare i ciliegi è molto in voga e i parchi dove ammirare questi alberi sono sovraffollati. Pertanto dovrete organizzarvi con un po’ di anticipo se il vostro obiettivo è quello di fare hanami (cioè ammirare la fioritura del ciliegio).

Il periodo varia: dal 23 marzo al 30 aprile, secondo l’area del Giappone in cui vi troverete.

Se invece avete uno spirito marxista-leninista e siete contrari alla logica delle caste, andate ad ammirare la fioritura delle patate in un villaggio di contadini, pianificando la conquista dei mezzi di produzione.

Dal Clima semi-continentale passiamo al clima sub-tropicale delle isole Ryūkyū, che separano il Mare Cinese Orientale dall’Oceano Pacifico. L’arcipelago più famoso delle Ryūkyū è quello di Okinawa, la cui città principale è Naha.

Le isole okinawensi sono molto famose per il fatto che la popolazione gode di una longevità straordinaria: si tratta infatti di un’area blu, ovvero di una zona dove si registrano tassi di ultracentenari (sopra i 105 anni) ben sopra la media.

Oltre all’abbondante presenza di ultracentenari e al fatto che vi sia una base militare statunitense mooooolto odiata dai Giapponesi, vi è un’altra cosa che rende famoso l’arcipelago di Okinawa: Il Karate.

Il Karate non è un’arte marziale giapponese nel vero senso della parola, tanto è vero che quando quest’arte fu portata a Tokyo da Gichin Funakoshi (il normalizzatore del Karate Shōtōkan), i giapponesi rimasero stupiti nel vedere un’arte marziale che aveva molto in comune con gli stili cinesi meridionali.

Ora, le temperature medie di Okinawa si assestano sui 22 gradi (minima) a gennaio e sui 32 gradi (massima) nel mese di agosto.

Dopo essere passati da un estremo all’altro del Giappone, potete capire che è molto difficile suggerirvi dove e quando partire: dipende se volete studiare come Fosco Maraini gli Ainu di Hokkaidō o se preferite imparare il karate-dō a Okinawa come fece Daniel-san.

Abbiamo scorso, molto rapidamente, alcune delle mete che potrebbero interessarvi, dalla più settentrionale alla più meridionale. Prima di partire, però, è bene pensare a viaggiare sereni: se volete sapere quanto costa un’assicurazione a copertura delle spese sanitarie potete richiederci una quotazione.

Voli economici per il Giappone

Siete in Italia, volete raggiungere il Giappone. Fin qui è chiaro.

I voli intercontinentali non costano come le Goleador. Pardon, forse il paragone non è consono.

Diciamo che volare dall’Italia al Giappone non può costare come volare dall’Italia alla Spagna. Ora, l’unica cosa che ci sentiamo di consigliarvi è di avere metodo.

Il metodo è: giocare d’anticipo (tra i 4 e i 6 mesi prima), evitare voli diretti e scegliere grandi hub, anche fuori dall’Italia.

Il range di prezzo può andare dai 1.200 € a/r fino a un minimo di 450,00 € a/r (ça va sans dire che per via delle leggi della domanda e dell’offerta potreste trovare voli che costano molto di più ma difficilmente troverete voli che costano molto di meno).

Con Air China, cercando almeno 4 mesi prima della partenza, potrete trovare voli comprensivi di bagaglio a mano e da stivare che si aggirano intorno ai 500 € a/r da Fiumicino a Tokyo Narita.

La nostra ricerca ci ha portato a questa conclusione che speriamo possa esservi utile: i voli più economici per il Giappone – dall’Italia – partono da Fiumicino e Malpensa e prevedono almeno uno scalo.

Prenotare con quattro mesi di anticipo rispetto a due mesi di anticipo può farvi risparmiare fino al 25%.

Pernottare

In Giappone non mancano le strutture ricettive, non preoccupatevi. Bisogna capire dove e come volete dormire. Ma soprattutto se volete dormire. Davvero andate in Giappone e pianificate di trascorrere ore preziose cullati da Morfeo?

Beh, se proprio volete dormire, sappiate che le opzioni – escludendo le catene alberghiere presenti ovunque – che il Paese del Sol Levante offre sono numerose.

Ryokan

Cominciamo dal Ryokan (che non è una bestemmia in dialetto trevigiano, sia ben chiaro).

Il Ryokan è una struttura ricettiva tipica della tradizione giapponese. Si pensa che le sue origini affondino nel periodo Edo (antico nome di Tokyo), vale a dire tra il 1603 e il 1868, il periodo nel quale il Giappone viveva in uno splendido isolamento finché l’americano ammiraglio Perry, nel 1853, non costrinse il Paese ad aprirsi al resto del mondo.

Queste strutture tradizionali sono interamente in legno, con finiture e infissi laccati e porte scorrevoli. Si dorme a terra, sui futon, materassi tradizionali giapponesi che poggiano su un pavimento formato da tatami.

All’interno dei ryokan troverete un giardino composto secondo il gusto che noi occidentali chiameremmo zen (non so che cosa ne pensino i Giapponesi di questo uso eccessivo che noi facciamo di questa parola) e sarete seguiti da una “cameriera” che si occuperà di voi in un modo che sicuramente non trovereste in un albergo occidentale: vi porterà in camera, vi offrirà il tè e cercherà di capire le vostre esigenze al fine di riservarvi un trattamento basato su di voi e non semplicemente dovuto a una serie di regole dettate dalla struttura.

Minshuku

Simile al Ryokan è il Minshuku, più economico rispetto al primo.

La differenza sostanziale sta nel fatto che Il Minshuku è una sorta di air bnb ante-litteram: qui starete molto probabilmente con i proprietari e abitanti della casa, e mangerete insieme a loro e ad altri ospiti come voi.

Capsule Hotel

La soluzione che più mette i brividi (almeno al sottoscritto) è quello dei kapuseru hoteru, vale a dire i capsule hotel: si tratta di soluzioni estremamente razionali (sotto il punto di vista dello spazio) che consentono di distendersi e perfino di vedere la televisione in uno spazio ridottissimo: 2 m di lunghezza, 1 m di larghezza e 1,25 m di altezza.

Una soluzione estremamente razionale dicevo, che per qualche motivo mi ricorda una famosa barzelletta su un tale particolarmente tirchio il quale pagava una bolletta elettrica di 10 euro all’anno.

Una sera l’addetto al controllo del contatore, si recò presso il suo appartamento e bussò alla porta. Il tirchio gli chiese: “Mi dica, come posso aiutarla?”.

L’addetto rispose: “Sono venuto qui a parlare della sua bolletta, deve esserci un errore…”.

Il tirchio rispose: “Ah, quindi lei è venuto qui per parlare, giusto?

Bene, allora non le dispiacerà se spengo la luce, ci sento benissimo al buio”.

Ok, forse sono uscito un po’ dal seminato e questa barzelletta non ha nulla a che fare col Giappone, ma in qualche modo ha a che fare con il risparmio, non credete?

In questo capitolo mi sono soffermato soltanto sulle soluzioni più pittoresche per un turista, sappiate comunque che troverete in Giappone alberghi delle catene più famose e non vi tratteranno come il Ragionier Fantozzi Ugo quando andò a mangiare con la Signorina Silvani.

Muoversi in Giappone

Siete arrivati, avete soggiornato a Tokyo e ora vorreste vedere Kyoto. Siete a Sapporo e vorreste visitare Osaka. Come andarci? Le opzioni sono differenti, vediamole insieme.

Treni

Il Giappone ha una buona copertura ferroviaria. Per via di alcune politiche (diciamo keynesiane) dopo la Seconda Guerra Mondiale lo Stato favorì lo sviluppo della rete ferroviaria, col fine di velocizzare il processo di ricostruzione del Paese

La compagnia principale è la Japan Railways, anticamente statale e ora privata. Oltre a questa compagnia, che la fa da padrone in Giappone, vi sono numerose altre società che operano nel settore.

Quello che ci sentiamo di consigliarvi è di acquistare un abbonamento settimanale (non esiste un abbonamento giornaliero o per una durata di giorni inferiore alla settimana) o plurisettimanale (fino a 3 settimane) che vi consentirà di viaggiare a una tariffa conveniente.

Vi sono due tipi di abbonamento: uno limitato all’isola sulla quale vi trovate e uno esteso alle 4 isole principali dell’arcipelago.

Va da sé che quanto più è estesa l’area nella quale vi muoverete tanto più conveniente sarà acquistare l’abbonamento che prevede tutte le isole principali.

Il Japan Rail Pass ha un costo che oscilla in base al numero di settimane che avete scelto (una, due o tre settimane) e secondo la classe (prima o seconda classe).

Prendiamo in considerazione la soluzione più economica.

Acquistare il Japan Rail Pass seconda classe per una settimana costa intorno ai 240,00 €. Caruccio, no? Dovete però considerare che potrete viaggiare ovunque e persino prendere il famoso Shinkansen, un treno la cui velocità massima è stimata intorno ai 450 km/h.

Certo, non viaggia a una velocità costante di 450 km/h, è comunque un mezzo molto veloce e tipico del Giappone (benché anche in Francia vi siano treni, i tgv, che viaggiano alla stessa velocità).

Conviene acquistare il Japan Rail Pass? Dipende dagli spostamenti che programmate di fare. Se state esclusivamente a Tokyo, decisamente no.

Se invece volete visitare altre città, in base alla meta prescelta conviene farvi un calcolo costi/benefici.

Bus

Il Giappone è ben servito dai treni, tuttavia i treni sono un po’ cari. Il modo più economico di viaggiare in Giappone è senza dubbio il bus.

Il più economico, dicevamo, ma non il più veloce.

Vi faccio un esempio: quanto costa spostarsi da Tokyo a Kyoto (513 km)?

Shinkansen: € 117,00 circa per una durata massima di 2 ore e 50 minuti (a meno che non abbiate il Japan Rail Pass)

Bus: tra i 42,00 € e gli 84,00 € circa per una durata di 7 ore e 30.

C’è poco da aggiungere a quanto detto prima: il bus ha prezzi decisamente inferiori.

Ora, come districarvi, come organizzare il vostro viaggio con il bus? Semplice, andate sul sito http://willerexpress.com/en/. Qui fortunatamente scrivono in inglese (per chi non sa l’inglese, beh, avrete sicuramente un amico che lo mastica un po’, no? O siete circondati di amici che parlano il giapponese ma non una parola di inglese?).

Voli interni

Può sembrare strano, ma i voli interni in Giappone non hanno prezzi proibitivi.

Volare da Tokyo a Kyoto (sola andata) può costare intorno ai 70 € se prenotate in anticipo. Il grande vantaggio è che, se avete poco tempo, impiegherete soltanto un’ora per questo tragitto.

Considerate però anche il tempo che impiegherete ai controlli aeroportuali, certo meno lunghi per i voli interni, ma comunque cronovori.

Gli attori principali nel settore sono la JAL (Japan Airlines) e ANA (All Nippon Airways), ma vi sono altre compagnie, quali Peach e Jetstar che possono offrirvi voli a un costo inferiore.

Il nostro consiglio è, per chi può, di prendere il treno, poiché è sicuramente un’esperienza più caratteristica, per non dire pittoresca.

Preparare la Valigia

Che cosa conviene portarvi dall’Italia?

Non molto secondo noi (questo consiglio vale soltanto per gli uomini; per le donne mi sento di consigliare di fare come fate sempre: portate tutto il vostro guardaroba e le vostre 15 paia di scarpe, senza dimenticare le borsette che ben si accompagnano al colore delle vostre 73 cinture di 73 colori diversi – vogliate scusare l’ironia, il mio è uno sfogo).

Portate un adattatore che vi consenta di caricare la batteria dei vostri dispositivi elettronici.

In Giappone vi sono prese adatte per spine a due o tre piedini rettangolari (mentre, inutile spiegarlo, in Italia abbiamo prese che prevedono in ingresso due o tre spine tonde).

Quanto al resto, portate del carbone attivo, poiché è molto probabile che mangerete una grande quantità di cibo crudo, che è più difficile da digerire (ce lo hanno insegnato gli Homo Erectus).

Nient’altro, diremmo.

Anzi, a pensarci bene, potreste portarvi delle scarpe facili da togliere, magari senza lacci.

Vi capiterà sovente in Giappone di dover togliere le scarpe per entrare in un ristorante, in un tempio o in casa di qualcuno che vi ospita.

Guida di Viaggio in Giappone:
Soggiorno

Cultura

Che dire della cultura giapponese?

Non si sa da dove cominciare. In questa guida di viaggio non avremo l’arroganza di dirvi tutto quello che c’è da sapere sulla cultura di un Paese che ha dato molto al mondo sotto diversi punti di vista.

Facciamo così, io vi dico fin dall’inizio che se volete affrontare un viaggio in Giappone dovete leggere “Ore giapponesi”, “Case, amori, universi” e “Gli ultimi pagani” (quest’ultimo libro è particolarmente consigliato a chi è interessato agli Ainu e all’isola di Hokkaido) di Fosco Maraini, padre della scrittrice Dacia Maraini.

Nei libri che vi ho consigliato potrete trovare tutto quanto c’è da sapere sul Giappone.

Anzi, mi correggo, i libri non affrontano temi più recenti, come la pervasività dell’arte fumettistica giapponese.

Credo che questo sia l’unico aspetto tralasciato poiché non ancora osservabile quando il libro fu scritto.

Maraini dice del Giappone che è moderno ma non occidentalizzato. Strano, no?

Facciamo risalire la modernità alla cultura cosiddetta occidentale, come hanno fatto i Giapponesi a separare una cosa dall’altra e prendere soltanto la modernità senza perdere la propria identità?

Non esiste una sola spiegazione e qualora qualcuno la proponesse, sarebbe una riduzione semplicistica.

Io una vaga idea, leggendo i libri di Maraini, me la sono fatta.

Vi spiego: il grande motore innovatore dell’Asia è stato l’India. In India è nato il buddhismo, in India sono nate le arti marziali, in India è nata la medicina cosiddetta tradizionale che poi si è declinata in modo differente nei diversi Paesi limitrofi.

Il Giappone, tramite la Cina, ha importato e adattato secondo la propria misura e il proprio gusto questi fenomeni culturali.

Sempre dalla Cina, il Giappone ha importato i kanji che ha prontamente adattato e, dopodiché, furono creati i sillabari hiragana (invenzione femminile, un sillabario dai simboli dolci e curvi) e katakana (nato come metodo di scrittura stenografico da parte dei monaci e degli studiosi del buddhismo).

Insomma, il Giappone ha sempre importato dal Continente numerosi elementi culturali e li ha prontamente adattati, rendendoli propri, senza smarrire la propria identità.

Se questo continuo adattamento secondo la cultura giapponese è stato vero per millenni, per quale motivo avrebbe dovuto essere diverso con la cultura occidentale foriera della modernità?

Se siete interessati alla colonizzazione dell’arcipelago giapponese, vi consiglio di leggere l’ultima edizione di “Armi, acciaio e malattie”, libro che ha fatto vincere a Jared Diamond il premio Pulitzer.

Nell’ultima edizione di questo libro molto interessante per chi ha la passione dell’antropologia Diamond spiega che la colonizzazione del Giappone è avvenuta in due fasi.

Il primo periodo è chiamato Jomon (dal 10.000 ante era volgare al 300 ante era volgare circa), il secondo è noto come Yayoi (dal 300 ante era volgare al 250 della nostra era).

Brevemente, che cosa distingueva la cultura Jomon da quella Yayoi? Pare che la cultura Jomon sia stata sviluppata dai primi colonizzatori dell’arcipelago giapponese, i quali vivevano di caccia e raccolta e nel periodo finale persino di agricoltura, fino all’arrivo degli Yayoi.

Secondo le scoperte archeologiche gli appartenenti alla cultura Jomon erano affini agli Ainu (i loro teschi assomigliano di più al tipo europeo che non a quello mongoloide). Quando gli Yayoi arrivarono, portarono sull’arcipelago una tecnologia agricola più sviluppata ed efficiente, benché i ritrovamenti archeologici facciano supporre che all’inizio gli Yayoi non se la passassero proprio bene: tanti sono i segni della malnutrizione, laddove gli scheletri degli Jomon rivelano una maggiore salute.

Ora, nell’arco di numerose generazioni, gli Yayoi hanno quasi completamente soppiantato gli antichi colonizzatori del Giappone (integrandoli, ovviamente, sia sotto il profilo culturale sia sotto il profilo genetico). Gli ultimi rappresentanti della cultura Jomon sono stati identificati negli Ainu, che ora vivono nell’Isola più settentrionale del Giappone, Hokkaido.

Vogliate perdonare la “paraculaggine” nel non andare oltre. Mi sono fermato a consigliarvi una bibliografia minima, lo so, ma sono sicuro che attingere direttamente alle parole scritte da Fosco Maraini e da Jared Diamond (vi consiglio inoltre di leggere “In Asia” di Tiziano Terzani) possa fornirvi molte più informazioni di quante io possa fornirvene in questa guida di viaggio.

Lingua

La lingua giapponese è una lingua isolata, non si sa bene da dove arrivi. A livello tipologico è affine alle lingue uralo-altaiche, vale a dire il turco, l’ungherese e l’estone.

Sia ben chiaro, turco e giapponese non sono filogeneticamente collegate, almeno così non pare.

L’affinità è soltanto tipologica, vale a dire per quel che riguarda i modi in cui si costruiscono le frasi e le parole.

Per chi volesse imparare il giapponese, potete gioire: il sistema fonetico giapponese è accessibile a un italofono, con l’eccezione di pochi fonemi (così non è il cinese per esempio).

Questa semplicità fonetica si accompagna, però, a una distanza incredibile nella sintassi e nelle categorie con le quali siamo soliti ragionare.

Basti pensare che in giapponese gli aggettivi si coniugano, non si declinano. Quanto alla lingua, il giapponese ha tre sistemi di scrittura.

Kanji: mutuato dai caratteri cinesi e puntualmente modificato;

hiragana: sillabario usato per scrivere parole giapponesi e talvolta messo sopra i kanji (in questo modo si chiama furigana) per dare la possibilità di dare una lettura fonetica;

katakana: sillabario usato per lo più per trascrivere parole straniere.

I kanji – non tutti – possono avere almeno due letture: quella on e quella kun. La prima riflette la pronuncia della parola presa in prestito dal cinese – giustamente adattata alla lingua giapponese; la seconda invece riflette la pronuncia della parola giapponese vera e propria.

Come è lecito aspettarsi da un paese con una lingua profondamente diversa dalla nostra, la barriera linguistica potrebbe rivelarsi particolarmente difficile da superare durante il nostro viaggio.

Anzi, togliamo i condizionali: la barriera linguistica è insormontabile se noi parliamo italiano e i giapponesi parlano il giapponese. Ragazzi, non si tratta della Spagna dove possiamo sfangarla date le comuni radici latine, siamo in un altro universo qui!

In vista di una vacanza in Giappone, spesso si viene avvertiti sulla reale universalità della lingua inglese. Sebbene questa lingua venga studiata con cura nelle scuole, è raro trovare una persona che sappia parlare tranquillamente l’inglese al di fuori delle strutture ricettive e per questo potrebbe essere difficile muoversi da soli all’interno del paese.

Il giapponese stesso varia profondamente da zona a zona, per questo motivo è consigliabile munirsi di carta e penna in quanto una domanda posta in un inglese semplice scritto (magari utilizzando una struttura di frase basilare) è più facile che ottenga una risposta rispetto a una conversazione improvvisata.

Una strategia che potreste adottare per muovervi in Giappone è quella di imparare l’esperanto. Questa lingua ideata da Ludwik Lejzer Zamenhof ha messo radici profonde in Giappone, grazie, in modo particolare, all’azione del movimento Oomoto-Kyo che ne ha favorito la diffusione.

Un italofono può imparare in modo più facile l’esperanto rispetto al giapponese e inoltre, grazie a questa lingua, potrà richiedere ai membri del Pasporta Servo (una rete di esperantisti che mettono a disposizione la propria abitazione e talvolta il proprio tempo) ospitalità e supporto.

Per chi fosse interessato a studiare l’esperanto, sappiate che è disponibile come lingua in duolingo e può essere studiato sul sito Lernu.

Nei luoghi dedicati all’accoglienza dei turisti, come alberghi e ristoranti, troverete sicuramente qualcuno che potrà interagire con voi in inglese, ma nel caso si voglia vivere sulla propria pelle la vera società giapponese, sarà necessario armarsi di un po’ di pazienza.

Valuta e metodi di pagamento

Parlando della moneta, invece, in Giappone viene utilizzato lo Yen (che stranamente in giapponese si scrive “en”) e 1 € equivale in genere a 120 yen (valore che può cambiare con le fluttuazioni della moneta), ci ritroveremo quindi con una grande quantità di zeri una volta cambiata la nostra valuta.

Il rischio è quello di non saper gestire le proprie finanze, poiché i prezzi sembreranno esageratamente alti a causa appunto dell’inflazione della moneta.

Per darvi un’idea, a un distributore automatico di bibite potreste vedere una bibita dal costo di 150 yen, che potrebbe sembrare tanto ma in realtà si tratta di poco più di un euro, simile al prezzo italiano.

Quello che c’è da sapere sul Giappone è che questo paese permette di organizzare viaggi per quasi tutte le tasche: oltre il costo del viaggio stesso, che talvolta può risultare proibitivo, la vita quotidiana ha un costo che varia nettamente in base a come la viviamo.

Si può passare dallo spendere 10000 yen al giorno senza rinunciare a musei e comprensivi di alloggio (83€) a spenderne dieci volte tanto in base alla propria sistemazione e ai posti visitati.

Sicuramente il Giappone non è un luogo da visitare se si è in ristrettezza economica: non perché sia particolarmente caro (spesso i costi in questo paese sono inferiori rispetto alle controparti occidentali come New York) ma perché si tratta comunque di una meta lontana e che va affrontata con la giusta mentalità, senza dover contare ogni singolo yen, anche se un po’ di accortezza non fa mai male.

In Giappone non avrete problemi a pagare col bancomat (se circuito Visa o Mastercard) o la carta di credito.

Per quanto riguarda il prelievo dall’atm, non tutti gli sportelli rilasciano denaro quando introducete una carta straniera. Inoltre, dovrete anche considerare il costo della commissione; per accertarvene dovrete chiedere presso il vostro istituto bancario se ci sono spese per il prelievo all’estero e a quanto ammontano.

Telefonia e internet

Sappiamo tutti che il Giappone è un paese altamente tecnologico. Elenchiamo senza metodo alcune delle più note società leader nel settore: Sony, Nintendo, Panasonic, Toshiba e via dicendo, senza dimenticare Fanuc, società all’avanguardia nel settore dell’automazione.

Avete visto Terminator?

Nel primo film il T 800 Schwarzenegger viene messo fuori uso da una pressa della Fanuc. Insomma, la Fanuc è associata con la sconfitta del terribile robot killer e con la sopravvivenza di Sarah Connor.

Insomma, dato che in Giappone producono anche i telefonini che avete in tasca, non sarà arduo riuscire a utilizzare i vostri smartphone colà.

Il nostro consiglio è, se avete la sindrome del “dito sullo schermo”, di acquistare una scheda sim dati in Giappone, cosicchè abbiate la possibilità di accedere a internet in qualsiasi luogo e non solo dove vi è il wifi.

Il wifi, peraltro, è una tecnologia presente in tutto il paese, sebbene in certi ryokan potrebbe succedere che invece di darvi la pw del wifi vi diano il cavo LAN al quale connettervi.

Ora, se non volete acquistare un adattatore che consenta al vostro telefonino di connettersi tramite LAN (il costo si aggira tra i 10,00 e i 20,00 €), vi consigliamo di acquistare una SIM che consente soltanto il traffico dati (vale a dire internet fino a tot giga ma niente chiamate), il cui costo varia tra i 17,00 € e i 24,00 € (a seconda che scegliate un piano di 5 giga o di 7 giga).

L’opzione a nostro giudizio migliore è quella di prendere a nolo un pocket wifi, che vi consente di connettere più dispositivi contemporaneamente.

Vi è un piano tariffario, a nostro avviso il più economico, che prevede un un giga al giorno a fronte di una spesa di 5,00 euro. Quanti più giorni state, tanto più cara sarà in proporzione la vostra spesa (15,00 € per 3 giorni; 25,00 € per 5 giorni).

Potete accedere al sito https://ninjawifi.com/ e ordinare un dispositivo che vi sarà consegnato direttamente all’aeroporto o in albergo.

Giappone: Prima di Partire

Prima di fare un’analisi dettagliata di tutti quei posti che vale la pena visitare in Giappone, è necessario fare un ultimo passo indietro e dare qualche consiglio utile. Considerate questo capitolo come il libretto illustrativo: le istruzioni per far sì che la vostra permanenza in Giappone sia la più piacevole.

Un consiglio che possiamo dare è quello di acquistare una sim dati giapponese che vi permetterà di utilizzare internet e, di conseguenza, il servizio di navigazione di Google Maps.

Il navigatore potrebbe rivelarsi essere il vostro amico più fidato, in quanto non solo c’è difficoltà di comunicazione (a causa della diffusione dell’inglese) ma anche la segnaletica stessa è in Giapponese, quindi potreste avere difficoltà a muovervi per la città.

Esistono infine degli accorgimenti tanto famosi che sono divenuti un emblema della società giapponese ma che fa bene ricordare: i tatuaggi sono ancora oggi, anche se con minore intensità, associati alla mafia e per questo motivo potreste non poter entrare nei bagni pubblici o termali.

Per far fronte a questo, talvolta è possibile utilizzare delle “pezze” per coprire il tatuaggio, nel caso quello non copra interamente il vostro corpo, ovviamente.

La cultura giapponese si differenzia poi per altri aspetti: la mancia in Giappone è un gesto estremamente offensivo, per questo evitate assolutamente di farlo. Infine per chi ama fumare ed è abituato a farlo liberamente per strada potrebbe ritrovarsi in difficoltà in questo paese. Anche nelle zone pubbliche e all’aperto, infatti, ci sono delle precise aree per fumare e non è possibile farlo ovunque.

Naturalmente ci sono molti altri aspetti che sono consigliati da tenere a mente, ma è arrivato il momento di parlare del succo della questione: dove andare in Giappone? Cosa vedere?

Non ci sarà possibile parlare nel dettaglio di ogni singola attrazione di questo paese, non basterebbe un libro dedicato, ma cercheremo di darvi qualche spunto per la vostra vacanza.

Mete principali in Giappone

Il Giappone è famoso per la sua cultura millenaria che ancora oggi sopravvive nella modernità della vita e alle contaminazioni estere. Infatti nel paesaggio della capitale Tokyo non è così difficile scorgere un antico tempio shintoista non poco distante da ben più moderni grattacieli.

Il paese del Sol Levante, però, è diviso a sua volta da differenze culturali che non fanno altro che arricchire ancora di più la sua storia. Proprio come in Italia, ogni regione del Giappone offre bellezze da ammirare ed esperienze da vivere completamente diverse fra loro.

Il Giappone è diviso in nove regioni che partendo dal nord sono: Hokkaido, Tohoku, Kanto, Chubu, Kansai, Chugoku, Shikoku, Kyushu e Okinawa.

In questa parte della guida andremo quindi a scoprire alcune di queste regioni e ciò che hanno da offrire a chiunque voglia visitare questa terra ricca di tradizioni e meraviglie uniche nel suo genere.

Hokkaido – Dove la natura imperversa

Iniziamo con l’isola di Hokkaido nell’estremo nord del Giappone, ventunesima isola più grande al mondo ma è anche la meno popolosa dell’intero arcipelago giapponese. Hokkaido è una regione dalla natura selvaggia e una storia molto antica legata alla popolazione indigena: gli Ainu, che esistono ancora oggi seppur in numero molto limitato rispetto al passato.

Le immagini di Hokkaido che subito vengono alla mente sono soprattutto paesaggi montani, magari coperti da candida neve. La regione attrae ogni anno numerosi turisti giapponesi e anche dal resto del mondo proprio per le sue valli alpine, le montagne e gli splendidi parchi. Infatti Hokkaido è una regione molto fredda in inverno ma diventa una meta molto apprezzata durante l’estate che risulta mediamente più fresca rispetto ad altri luoghi del Giappone.

C’è un motivo, infatti, se la maggior parte delle persone preferiscono la primavera per viaggiare in questo paese: oltre che per le attrazioni che sono disponibili solo in questo periodo dell’anno (come vedremo in seguito) la primavera permette di evitare parte del clima caldo e umido che caratterizza questo paese d’estate.

Le bellezze naturali dell’Hokkaido partono dal parco nazionale di Daisetsuzan, noto per le sue strade impervie fra alte montagne che arrivano a superare i duemila metri di altezza e sono il luogo ideale per lunghe escursioni nella natura più incontaminata. Nel parco di Daisetsuzan si trova anche la montagna più alta di tutta Hokkaido: lAsahidake.

Nel parco è possibile anche osservare la fauna nel suo habitat naturale come l’orso bruno, i cervi sika e il piccolo roditore pika siberiano.

Il parco nazionale Shiretoko, invece, rappresenta la natura ancora più remota e selvaggia dell’isola. Il parco si trova nella parte nord-orientale ed è aperto tutto l’anno, sebbene abbia un picco di visite da parte dei turisti durante la stagione estiva, in quanto gli inverni sono molto rigidi anche per i più coraggiosi.

Inoltre essendo un luogo ricco di strade sterrate e percorsi impervi, è consigliabile percorrerlo con la macchina o vetture proprie, in quanto molte zone non possono essere raggiunte dai treni e i mezzi di trasporto pubblici, come gli autobus, sono attivi principalmente durante la stagione estiva.

Eppure le bellezze del parco di Shiretoko sono innumerevoli, partendo dalle più apprezzate dai turisti come i Cinque Laghi o le cascate Kamuiwakka che rappresentano un’altra meravigliosa meta da visitare nel parco.

La beltà di queste cascate colpisce l’uomo da tempo immemore, tanto che il loro nome significa “Fiume degli dei” nell’antica lingua Ainu. Armatevi di un paio di sandali belli robusti (anche se potete noleggiare un paio di waraiji, ossia dei sandali di paglia) perché i sentieri da percorrere saranno un po’ scivolosi! Ma dopo una camminata di mezz’ora, potrete rilassarvi in una splendida piscina termale naturale aperta al pubblico e gratuita.

Il parco Shiretoko è inoltre una meta amata dagli appassionati del trekking con i suoi numerosi sentieri naturali. Ma amata soprattutto dagli appassionati più avventurosi ed esperti, come ad esempio sul monte Rausu con un percorso di ben 14,6 km e che dura in media dalle 9 alle 12 ore.

La fauna del parco è costituita da volpi rosse, cervi sika, aquile di mare, i caratteristici uccellini luì boreali e dall’orso bruno dell’Amur. Quest’ultimo rappresenta una delle specie animali più conosciute nel parco ma anche quella a cui bisogna fare più attenzione durante le escursioni.

Non a caso nei negozi di souvenir è possibile acquistare campanacci da portarsi dietro, per non incorrere in incontri un po’ troppo ravvicinati con gli orsi.

La fauna marina è un altro punto fondamentale del parco, dove l’osservazione dei cetacei quali balenottere e capodogli (questi ultimi è possibile addirittura osservarli direttamente dalla spiaggia) è una delle attrazioni più amate del parco Shiretoko.

Le sue bellezze naturali e faunistiche sono moltissime e sono talmente uniche nel loro genere che dal 2005 è stato proclamato come bene protetto dall’UNESCO.

Nel centro di Hokkaido, invece, si trova la cittadina montana di Furano che è diventata famosa per le sue meravigliose colline colorate da distese di fiori e giardini all’inglese da visitare in primavera ed estate mentre in inverno, quando le temperature calano drasticamente, è invece possibile passare giornate in stazioni sciistiche come il Furano Ski Resort.

Il cibo è un’altra importante componente della cultura ad Hokkaido soprattutto perché l’isola è il luogo di nascita del ramen, uno dei piatti giapponesi più famosi anche al di fuori del Sol Levante.

Sapporo oltre a essere la città più grande dell’Hokkaido è il centro del ramen soprattutto per il Ganso Sapporo Ramen Yokocho. Quest’ultima non è altro che una tipica strada laterale giapponese (chiamata yokocho, appunto) costellata dalle caratteristiche insegne colorate, in cui (a differenza di molte altre in Giappone) si trovano solo ristoranti di ramen.

La città di Sapporo offre anche molte altre attrattive come il verdeggiante Odori Park dove in inverno si festeggia il Sapporo Snow Matsuri, ossia una festa tradizionale che ruota attorno all’inverno e alla neve. È la festa tradizionale più celebre d’Hokkaido tanto da attrarre ogni anno quasi 2 milioni di persone, fra gare di sculture di ghiaccio, grandi piste dove pattinare e addirittura lotte di palle di neve. Nelle vicinanze dell’Odori Park, si trova anche la stazione televisiva di Sapporo su cui è possibile salire per godere della vista dell’intera città.

Altre città degne di nota sono Hakodate con la sua antica storia relativa all’arrivo degli occidentali in Giappone e il connubio tra la chiesa ortodossa Hakodate e la chiesa cattolica romana Motomachi. La località di Noribetsu invece è fra le più rinomate per quanto riguarda le onsen (le stazioni termali), perfette per momenti di relax e per rinvigorirsi in modo naturale.

L’Hokkaido è una terra selvaggia ma di rara bellezza, perfetta per chi vuole una vacanza diversa dal solito. Si può visitare tutto l’anno ma il suo picco lo raggiunge in estate a causa degli inverni un po’ aspri che caratterizzano alcune parti della regione.

Tohoku – Laghi e fonti termali

La regione di Tohoku si trova nella parte nord-orientale di Honshu, l’isola più grande di tutto l’arcipelago giapponese.

La natura a Tohoku è di una bellezza unica e suggestiva ed è soprattutto concentrata nel parco nazionale di TowadaHachimantai. Il parco è caratterizzato da montagne ricoperte da lussureggianti boschi che mentre d’estate assumono un color verde brillante, in autunno cambiano in splendidi colori ramati e dorati, tanto che nel mese di ottobre diventa meta turistica di molti giapponesi, ma anche stranieri, che vogliono apprezzarne la bellezza.

Il gioiello del parco di Towada-Hachimantai è sicuramente il lago Towada, il più grande di tutto l’Honshu. Il lago è aperto al pubblico e non solo si può passeggiare sulle sue rive godendosi lo spettacolo della natura ma anche attraversarne le acque di uno splendente color blu a bordo di una canoa.

Data la natura vulcanica del parco sono presenti molte fonti termali da visitare. Le più famose sono le Nyuto e Sakayu onsen.

Il monte Hachimantai nei pressi dell’omonimo lago rappresenta una meta irrinunciabile per le  lunghe escursioni lungo i suoi sentieri fino ad arrivare nel punto più alto e godere di una vista mozzafiato.

Il parco, inoltre, può essere percorso in macchina attraverso una strada lunga ben 27 km chiamata Aspite Line. Questa strada è molto famosa per gli scenari autunnali ma soprattutto per gli alti muri di neve che vengono accumulati ai lati della strada durante l’inverno, creando una sorta di galleria naturale. Nel parco, con un po’ di fortuna, sarà possibile anche scorgere gli animali che ci vivono come ad esempio aquile, orsi neri asiatici e due specie che esistono soltanto in Giappone: la raganella verde delle foglie e il capricorno giapponese, quest’ultimo considerato il simbolo del parco stesso.

L’autunno rimane la stagione migliore per poter godere della natura della regione di Tohoku nel suo massimo splendore. Come nella gola di Naruko dove sono molti i turisti che giungono in questa zona per ammirare i caldi colori del “foliage” autunnale durante il periodo di ottobre e novembre.

Anche qui le escursioni sono il modo migliore per visitare la valle, attraversando lo Ofukazawa walking trail e passando per il ponte omonimo che spunta in mezzo agli alberi, diventato l’emblema di Naruko.

La cittadina di Naruko è anche il luogo d’origine delle bambole kokeshi, che godono di popolarità anche al di fuori del Giappone per il loro design minimalista ma molto caratteristico. Molte di queste bambole possono venir ammirate al Japan Kokeshi Museum.

Anche la stagione invernale, però, può offrire del suo meglio: specialmente a Yamagata con il Zeo Onsen Ski Resort. Una stazione sciistica che comprende anche una stazione termale di addirittura 1900 anni, le cui acque sono famose in tutto il paese per le sue proprietà benefiche sia per adulti che per bambini.

La regione di Tohoku ha radici storiche molto antiche come a Kakunodate dove si trovano dimore appartenute ai samurai ben 250 anni fa. La città è famosa, inoltre, per i suoi numerosi ciliegi che a causa della loro posizione inclinata sono denominati piangenti. Si trovano lungo le sponde del fiume Hinokinai e durante il periodo primaverile dell’hanami, l’usanza giapponese di osservare i ciliegi in fiore, si mostrano in tutta la loro malinconica bellezza.

Kakunodate sorge anche vicino al lago Tazawa, che nonostante sia il più profondo del Giappone ha acque molto cristalline. Sulla sponda del lago è situata anche la statua interamente d’oro della principessa Tatsuko.

La cultura giapponese si respira anche attraverso le sue caratteristiche feste tradizionali, i matsuri, come quello che si svolge nella città di Aomori ossia il Nebuta Festival. Carri allegorici rappresentanti figure del folklore giapponese, come gli oni (ovvero orchi giapponesi) o anche animali e piante, sfilano lungo la città durante il periodo fra il 2 e 7 agosto. La particolarità di questa festa è che chiunque può partecipare ai balli e alla sfilata dei carri, a patto che si indossi il tradizionale costume Haneto che può essere comprato o anche affittato in loco.

Per quanto invece riguarda la spiritualità, nella regione di Tohoku è possibile addirittura visitare il luogo che collega l’aldilà con il nostro mondo nella penisola di Shimokita. Ovviamente è una credenza, ma è vero invece che il monte consacrato Osore-zan ha paesaggi a dir poco soprannaturali, come le sponde del lago Usori-ko dove si possono osservare rocce vulcaniche e sorgenti talmente calde da ribollire in sbuffi di vapore, dando l’appellativo a questo luogo di Jigoku ossia “Inferno”.

Ma tornando nel nostro mondo, non si può non nominare la città di Akita come ultima ma non meno importante meta nel Tohoku. La città non solo dà il nome alla famosa razza canina degli Akita-Inu, ma è anche un capoluogo che ha visto negli ultimi anni una forte crescita sia commerciale che turistica. Ad Akita è possibile ammirare il parco Senshu, visitare il museo di belle arti di Masakichi Hirano come anche il più grande acquario del Giappone settentrionale: l’Acquario di Oga Gao, ma anche divertirsi e gustarsi prodotti tipici nei numerosi pub e ristoranti lungo il viale Kawabata.

Essendo nel nord del Giappone, è consigliabile visitare il Tohoku durante la stagione primaverile, estiva e autunnale in quanto molto spesso le piccole città durante l’inverno non possono essere raggiunte con mezzi di trasporto pubblici a causa delle fitte nevicate che rendono le strade inagibili.

Kanto – Dove regna Tokyo

La regione del Kanto è con molta probabilità la più famosa in tutto il mondo, in quanto comprende la capitale giapponese Tokyo. Oltre che centro nevralgico dell’economia e politica del Giappone è anche ritenuta come una delle più moderne e avanzate città del mondo. Tokyo inoltre non è una città unica ma un insieme di tanti quartieri, ognuno di essi con la propria storia e particolarità, ed è anche molto facile visitarli grazie alla sua efficiente metropolitana.

Tokyo

La capitale giapponese, pur essendo spesso un esempio per quanto riguarda l’efficienza e la modernità, non ha mai del tutto dimenticato la sua storia. Anzi, il moderno e l’antico convivono da sempre come ad esempio nel quartiere Asakusa. Mercatini tradizionali si snodano fra le viuzze di vecchi edifici, senza contare i numerosi chioschi di street-food dove è possibile assaggiare spiedini yakitori o fritture in tempura.

Asakusa è anche il luogo del più famoso tempio di Tokyo: il Senso-ji. Quest’ultimo è accessibile attraverso l’imponente porta in legno rosso Kaminarimon (Porta del tuono) con un’enorme lanterna rossa sospesa al centro.

Tokyo ha anche un cuore verde che si trova nel distretto di Ueno. Il parco di Ueno è la meta preferita di molti giapponesi e turisti di tutto il mondo per i suoi prati che durante la primavera sono il luogo perfetto per ammirare i ciliegi in fiore facendo un picnic, senza dimenticare lo stagno di Shinobazu le cui acque sono ricoperte di romantiche ninfee.

Nel parco stesso si trova anche lo zoo più grande della città. Lo zoo di Ueno è talmente vasto che ospita ben 400 specie diverse di animali ed è attraversabile su dei piccoli trenini. 

Questo distretto è luogo di cultura ed arte, entrambe concentrate nell’omonimo parco. Una meta perfetta anche per le famiglie, in quanto è possibile per i più piccoli conoscere più da vicino le specie animali più docili alla fattoria degli animali.

Il parco di Ueno non racchiude solo meraviglie naturali ma anche artistiche! Proprio all’interno del parco si potrà visitare il Museo Nazionale di Tokyo, il più grande per quanto riguarda la storia giapponese, il Museo di Arte Metropolitana, il Museo di Arte Occidentale che vanta collezioni di artisti occidentali come Van Gogh, Tintoretto, Vasari o anche Rubens; ed infine il Museo delle Scienze.

Facendo un balzo in avanti fino ai giorni nostri, non si può non parlare del quartiere più tecnologico della capitale: Akihabara.

Famoso ormai in tutto il mondo per essere il cuore pulsante della tecnologia giapponese e mondiale, ad Akihabara è possibile acquistare oggetti anche di ultima generazione a costi piuttosto interessanti nei suoi numerosi negozi.

Non dimentichiamo come il Giappone abbia influenzato moltissimo la pop culture di tutto il mondo grazie ai manga, gli anime e i videogiochi. Fra negozi con file e file di librerie stracolme di manga e maid cafè, luoghi dov’è possibile mangiare e bere serviti da ragazze e ragazzi in cosplay, come anche sale giochi dove poter fare partite ai cari e vecchi cabinati; Akihabara è sicuramente una meta irrinunciabile per qualunque appassionato. E se siete amanti degli anime, è irrinunciabile anche una capatina all’isola artificiale Odaiba che da anni ospita una riproduzione (anche animata) a grandezza naturale di un Gundam!

Spostandoci più verso i quartieri di Ginza e Shibuya troviamo una Tokyo frenetica e pulsante di vita.

Se Ginza è il quartiere di lusso con numerosi negozi e uno stile delle strade e dei palazzi molto occidentale, Shibuya è invece il luogo più fotografato e iconico di Tokyo con il suo incrocio pedonale che pullula di persone a qualsiasi ora sotto le luci al neon dei cartelloni pubblicitari.

Questo distretto è il luogo di ritrovo per i giovani giapponesi con i suoi numerosi locali e negozi ma ha anche punti di interesse caratteristici come la statua di Hachiko, il cane entrato nella storia grazie alla sua immensa fedeltà.

Lo scettro della vita notturna a Tokyo, invece, viene spesso diviso fra Shinjuku e Roppongi. Il distretto di Shinjuku, un tempo quartiere a luci rosse della città è ora il cuore del divertimento più sfrenato; mentre Roppongi fa dei locali esclusivi e ricercati il suo fiore all’occhiello.

Tokyo possiede molte sfaccettature, come una gemma preziosa, quindi meriterebbe un capitolo della guida a sé stante. Ma del resto la regione del Kanto possiede ben altre città da visitare e che non sbiadiscono sotto le luci appariscenti di Tokyo.

La più famosa fra queste è sicuramente Kamakura, antica capitale giapponese. Molto apprezzata per le sue spiagge che sono la meta preferita dei cittadini di Tokyo durante l’estate, la città è un vero e proprio pozzo di storia. Come nei musei Kamakura Kokuhoukan che racchiude tesori d’arte nazionale. Passando poi per il santuario Tsurugaoka Hachiman che non solo è una bellezza artistica fra le migliori in Giappone, ma è anche teatro di attrazioni turistiche.

Milioni di visitatori giungono da Tokyo per osservare il primo sorgere del sole a Capodanno, oppure in primavera per assistere al Maidono, una danza tradizionale storica e anche a dimostrazioni di Yabusame, ossia tiri con l’arco a cavallo in costumi storici da samurai.

Kamakura è soprattutto conosciuta per la statua di Buddha che si erge coi suoi 13 metri di altezza nella parte ovest della città. La città è costellata di splendidi templi e santuari, dalle scalinate in mezzo alla natura di Engaku-ji o nella grotta disseminata di statue divine nel tempio di Hase-dera. E, come si è detto in precedenza, Kamakura è anche luogo famoso per le proprie spiagge: come quella di Yuigahama dove durante le notti d’estate è possibile assistere a spettacoli pirotecnici o quella di Inamuragasaki, splendida spiaggia nota per i suoi romantici tramonti o ancora Shichirigahama, meta ambita da molti surfisti.

Un’altra meta estiva molto apprezzata dagli abitanti di Tokyo è l’isola di Enoshima nella prefettura di Kanagawa. Quest’isolotto offre scorci mozzafiato sul mare e durante le giornate più limpide è possibile vedere in lontananza il Monte Fuji. Durante l’estate è luogo di surf e vela. Tutto comodamente raggiungibile e collegato grazie all’efficiente rete ferroviaria giapponese.

La regione del Kanto seppur sia molto popolare per la presenza di Tokyo, offre anch’essa molte attrattive diverse fra loro e può essere visitata praticamente durante tutto l’anno.

Fin qui abbiamo parlato del Kanto, non dedicheremo un capitolo al Kansai, ma vi suggeriamo, se il vostro soggiorno ve lo consente, di visitare anche questa regione, poiché è la culla storica della cultura giapponese.

Nel Kansai abitano circa 22 milioni di persone e si trovano le città di Kyoto (antica capitale che vanta 17 beni tutelati dall’UNESCO), Osaka (la città portuale che per prima si è aperta all’occidente) e Nara.

Kyoto fu l’antica capitale del Giappone per circa un millennio, finché con la restaurazione Meiji la capitale non fu spostata a Tokyo.

Se vi fermerete a Kyoto durante il vostro viaggio, vi suggeriamo di recarvi presso il suggestivo santuario di Fushimi Inari-Taisha, un tempio situato a pochi km da Kyoto.

Quel che rende il Santuario di Fushimi Inari-Taisha è il percorso che si snoda dalle pendici del monte Inari fino al tempio: un sentiero fatto di torii (porte) dipinte di rosso reso celebre in occidente grazie al film “Memorie di una geisha”.

Chubu – Alla scoperta di Fuji-san

Questa regione è un piccolo gioiello nascosto ai più. Nonostante sia una meta piuttosto sconosciuta rispetto ad altre in Giappone, Chubu si sta conquistando il suo posto nel turismo nipponico grazie alle sue meraviglie naturali. Chubu è una regione soprattutto montana e con chilometri di foreste verdi, ma soprattutto è la regione in cui si trova il Monte Fuji o anche chiamato dai giapponesi: Fuji-san.

Con un’altezza di 3.776 metri che la rende la vetta più alta del Giappone, il Monte Fuji con la sua forma perfettamente simmetrica e la vetta imbiancata è diventato ormai da tempo il simbolo del paese.

Benché il Fuji sia aperto ai visitatori solamente nel mese di agosto, in questo lasso di tempo diventa una meta ambita da chiunque ami le escursioni e le scalate. Infatti la sua cima è facilmente raggiungibile benché ci vogliano molte ore di cammino, ed è per questo che si possono trovare anche dei rifugi dove poter passare la notte, in quanto è severamente vietato campeggiare sul Fuji. Inoltre chiunque può scalare il Monte Fuji, persino anziani e bambini! Ma è sempre bene essere ben preparati a quest’avventura unica nel suo genere.

Il Monte Fuji si trova nella “Regione dei Cinque Laghi”. Il più popolare fra questi è il lago Kawaguchi-ko che offre scorci incantevoli del Fuji, magari a bordo di una barca che attraversa le sue acque, ma sulle sue rive si trovano anche dei musei come quello di Itchiku Kobota che racchiude non solo opere artigianali come gioielli e preziosi kimoni, ma ha anche un delizioso giardino, ed infine anche il museo di Kawaguchiko interamente composto di dipinti e foto dedicate al Monte Fuji.

Gli altri laghi si compongono invece in: Shoji-ko il lago più piccolo e da cui si può godere di un’ottima vista del Fuji, Motosu-ko quello invece più profondo e perfetto per gli amanti della natura in quanto ricco di flora e fauna, Yamanaka-ko quello più turistico grazie ai suoi numerosi bed and breakfast e pensioni, arrivando infine al Sai-ko che è rinomato per la sua aria di mistero in quanto circondato dalla fitta foresta di Aokigahara che si dice sia abitata da spiriti. Purtroppo questa splendida foresta è anche teatro di numerosi suicidi, quindi è un luogo da visitare affiancati a una guida esperta per non finire fuori dai sentieri consentiti e soprattutto da visitare col massimo rispetto.

La regione del Chubu ha molte altre bellezze naturali da offrire, come ad esempio Tateyama. Questa catena montuosa abbraccia la baia della prefettura di Toyama ed è ricca di flora e fauna, come la pernice bianca il cui piumaggio si confonde nella neve, gli adorabili ma letali ermellini o i più schivi capricorni giapponesi.

Durante l’inverno l’area di Toyama subisce intense nevicate che nel corso dei secoli hanno portato la popolazione locale a costruire case con tetti scoscesi in grado di sopportare una tale mole di neve. Questi edifici così unici nel loro genere prendono il nome di Gassho-Zukuri e sono diventati patrimonio UNESCO.

Anche la costa non ha nulla da invidiare, soprattutto perché ricca di animali come il calamaro lucciola o il gambero bianco che fanno anche parte della cucina tradizionale. A Toyama, inoltre, il 23 e 24 settembre è possibile assistere al Mugiya-matsuri, una festa di balli pittoreschi in onore del raccolto.

Chubu riserva molte altre sorprese, come ad esempio la foresta di Kumano. Questa foresta si è elevata a luogo sacro, soprattutto per la presenza dei tre santuari shintoisti di Kumano. Il più grande e venerato fra i tre è il Kumano Hongu Taisha, protetto nel fitto della foresta e in cui, si dice, risiedano tutte le divinità.

Un’escursione a Kumano porterà ad ammirare le cascate di Nachi fino a prendere una barca per poter trascorrere una tranquilla gita sulle acque smeraldine che attraversano la gola Dorokyo.

Per chi vuole del semplice relax e benessere, una tappa obbligatoria è quella delle sorgenti termali immerse nella natura di Wataze.

Per quanto riguarda le città di Chubu, è bene menzionare Nagoya che a livello storico è molto importante, in quanto luogo natale di molte personalità storiche come il conquistatore Oda Nobunaga. Il castello di Nagoya contiene molti tesori del Giappone feudale, che si possono ammirare nel museo all’interno del castello e il cui ultimo piano, invece, offre una vista incantevole della città.

Il Giappone feudale rivive anche nella città di Ishikawa, sede di vere e proprie residenze appartenute ad antichi samurai. Non tutte sono accessibili al pubblico, ma la più famosa e visitata fra queste è la residenza Nomura.

Muovendoci verso la città di Shizuoka, invece, troveremo il parco Sunpu dove si trova l’omonimo castello circondato da profondi fossati, oppure il parco archeologico Toro che ha ricostruito edifici vecchi di ben 1800 anni. La città è inoltre circondata dalle colline Nihondaira, che con i loro dolci profili con sullo sfondo il Monte Fuji lo rendono uno dei paesaggi più suggestivi del Giappone.

È possibile fare lunghe passeggiate per le colline e i giardini, magari assaporando i prodotti locali come il tè e i mandarini chiamati mikan.

Finiamo quindi con Niigata. Questa città portuale ha subito un’importante crescita commerciale negli anni, con la via di Furumachi costellata di negozi ma anche numerosi musei fra i quali quello di Scienze Naturali e quello delle Culture del Nord. Senza dimenticarci dell’acquario municipale di Niigata, che ospita ben 20.000 specie marine. Oltre essere una città famosa per il suo sakè e riso è anche il porto per raggiungere l’isola di Sado.

L’isola di Sado è il luogo perfetto per lunghe escursioni in mezzo alla natura, come nel parco di Senkaku-wan Yuen o lungo le pendici del monte Onden. Sull’isola è presente una sorgente termale Ryotsu Onsen, divenuta una meta turistica solo alla fine degli anni ‘60 ma molto amata per le sue acque benefiche.

A Sado è anche possibile visitare una miniera d’oro, quella che ha portato alla colonizzazione dell’isola costruendovi la città di Aikawa.

Come si evince da questa lista, Chubu è una regione che sta godendo sempre più di un turismo crescente grazie alla scoperta delle sue piccole meraviglie. Può essere visitata praticamente in ogni stagione dell’anno, sebbene in inverno subisca forti nevicate.

Kansai, Chugoku, Shikoku, Kyushu e Okinawa

Come era lecito aspettarsi (e come abbiamo di fatto precisato prima di iniziare questo approfondimento) non ci è possibile analizzare nel dettaglio ogni singola regione del Giappone. Abbiamo quindi preferito mettere sotto i riflettori il Kanto e tutte quelle regioni meno conosciute ma che offrono bellezze indescrivibili da un punto di vista storico e naturale.

Il Giappone è una cornucopia di bellezze uniche al mondo e le altre regioni che compongono questo paese, come il Kansai, il quale è la culla della storia giapponese ma anche una regione dai paesaggi incantevoli che si trovano soprattutto sulle sponde del più grande lago del Giappone, il lago Biwa, meritano la stessa attenzione che abbiamo riservato a le altre di cui abbiamo parlato a lungo. Per ragioni di tempo, però, ci limiteremo a ricordarle così che tu possa sapere cosa e dove cercare per un eventuale approfondimento.

Il Kansai, oltre alla cultura di cui abbiamo appena parlato, è famoso anche per il cibo. In particolare per Osaka dove la cultura legata alla cucina è più radicata che mai.

Chugoku si trova nella parte meridionale dell’isola giapponese e ospita la città di Hiroshima, ricostruita dopo il bombardamento nucleare del 1945.

Muovendosi ancor di più verso il sud troviamo una delle regioni che più è rimasta fedele a sé stessa e ha subito meno contaminazioni sia dal progresso che dalla globalizzazione: lo Shikoku. Con i suoi 88 templi questa regione è sempre stata meta di buddisti e pellegrini che vogliono affrontare un percorso spirituale.

Altre montagne, tra cui il vulcano attivo più alto del paese, il Monte Aso, ci aspettano nella regione del Kyushu e i suoi numerosi parchi nazionali, come quello di Saikai o quello di Kirishima-Yaku.

Infine, per chi già conosce la cultura giapponese, non sarà una novità trovare il nome di Okinawa. Questa regione comprende più di 150 isole e rappresenta il lato tropicale del Giappone. Una meta principalmente dedicata alle spiagge, con Naha dove è possibile osservare i cetacei o Ishigaki dove è possibile dedicarsi ad attività di snorkeling e immersioni.

Ovviamente quest’ultimo capitolo serve solamente a darti un’idea delle attrazioni offerte in ogni regione: il consiglio è quello di individuare il tipo di turismo che più si presta al nostro gusto personale e quindi scegliere una regione verso la quale viaggiare. Anche se, naturalmente, tutto il Giappone è degno di essere visto e ricordato con affetto, tra sakè e petali di ciliegio.

Cibi giapponesi

Veniamo a questioni di sostanza: il cibo e le bevande.

Quanto ai cibi, essi possono essere crudi, cotti secondo diverse modalità (una delle quali, tipica del Giappone, è il tempura, una frittura leggera) e conditi con intingoli che regalano ai cibi sapori cui noi siamo poco abituati.

L’UNESCO non si limita a dichiarare patrimoni dell’umanità soltanto siti archeologici o aree naturali ben preservate: vi sono anche i patrimoni orali e immateriali dell’umanità e il washoku – vale a dire la cucina tradizionale giapponese – ne fa parte.

Certo, anche la dieta mediterranea, della quale noi siamo rappresentanti di spicco, è tutelata dall’UNESCO, non vi preoccupate.

Nella nostra Penisola pullulano ovunque ristoranti sedicenti giapponesi che propongono la formula dell’all you can eat. Io ne vado ghiotto, lo ammetto. Tuttavia, non crederete davvero che la cucina giapponese sia quella roba che vi propinano negli all you can eat, ce n’est pas?

Quella è cineseria e i sapori del Giappone sono assai diversi.

A Torino c’è una gastronomia molto particolare: si chiama kokoroya, il cui significato dovrebbe essere “fatto con il cuore” che propone vera cucina giapponese (vale a dire gyoza, ramen, teriyaki, bento vari). Qui sì, se abitate nella provincia di Torino, potrete preparare le vostre papille gustative italiche ai sapori nipponici prima della partenza.

Dovete sapere che i Giapponesi hanno avuto storicamente poco spazio per l’allevamento (il Giappone non è proprio come le pampas argentine) e pertanto i piatti a base di carne oltre a essere speciali (solitamente preparati per qualche occasione particolare) sono un po’ più cari.

Se lo spazio per l’allevamento era e rimane ridotto, non si può dire altrettanto per quel che riguarda i cibi a base di pesce: i Giapponesi hanno saputo ricavare dal mare ogni tipo di nutrimento, dalle alghe ai molluschi, dai pesci ai cetacei.

Una particolarità tutta giapponese è la frutta. La frutta in Giappone è carissima. Per quale motivo? Perché quando comprate un melone, in realtà non state comprando un melone, bensì la manifestazione dell’idea di melone. Avete presente quella storia di Platone sui cavalli e la cavallinità?

Ebbene, nessuno ha mai cavalcato l’idea di cavallinità, tranne in Giappone.

Mi spiego meglio: la coltivazione della frutta in Giappone prevede una enorme quantità di scarti (molta frutta non viene venduta), ciò fa lievitare il prezzo. Perché tutto questo scarto, però? Non possono vendere dei meloni e delle ciliegie che non siano perfettamente rotondi, colorati e zuccherini al punto giusto?

La risposta è no. Il frutto deve essere scevro di accidenti e corrispondere totalmente all’idea iperuranica. Qui ci si prende cura dei frutti, durante la loro crescita, come di un bebè nel reparto di neonatologia, pertanto il lavoro richiesto è tanto e tale che alla fine i prezzi devono coprire i costi.

Ora, cominciamo con l’elenco dei cibi da assaggiare:

Ramen

Il piatto meno caro che possiate trovare in Giappone, il più consumato, il più popolare. Si tratta di una zuppa che contiene degli spaghetti (non i nostri spaghetti ovviamente) di grano. Le varietà di ramen cambiano da una regione all’altra. Solitamente questa zuppa (o forse è meglio dire brodo) contiene verdure, quasi sempre un uovo sodo e diverse carni (o pesce).

A Tokyo così come in tutto il Giappone potrete trovare in ogni strada dei ramenya, vale a dire dei chioschi dove potrete mangiare il ramen. Una cosa che dovete sapere, è che questi ramenya non sono da intendersi come dei ristoranti dove potete distendervi e rilassarvi fino a che non facciate un ruttino a completare la vostra digestione. I ramenya sono spesso dei chioschi dove si mangia in fretta e si torna subito a lavorare.

Un altro tipo di pasta simile al ramen sono gli udon e la soba: anch’essi spaghetti di grano tenero (i secondi di grano saraceno) cucinati nei modi più diversi e proposti caldi o freddi.

Okonomiyaki

Si tratta di una sorta di pancake fatto con un impasto a base di uova e farina. Il più famoso è quello di Osaka, dove pare che il piatto abbia avuto origine. Una sorta di pancake, dicevamo. Beh, per quel che riguarda il contenuto, assomiglia di più a una pizza: potete scegliere se volete sopra il vostro okonomiyaki delle seppioline, del cavolo verza, del pesce, della carne. Insomma, il piatto è molto personalizzabile.

Unagi

Si tratta dell’anguilla japonica. Da noi, soprattutto nel Sud Italia, si usa mangiare il capitone nel periodo perinatalizio. Diciamolo, l’anguilla non è un piatto di tutti i giorni. L’unagi, invece, è un piatto molto famoso in Giappone e ha un sapore e una consistenza particolari: quando lo si mangia si ha la sensazione che le carni si sciolgano letteralmente in bocca.

Takoyaki

Il takoyaki è un piatto a base di polpette di polpo. Il polpo viene fatto friggere in pastella (si aggiungono cipolle, zenzero) e servito. Si tratta di un piatto molto apprezzato dai turisti occidentali.

Sushi e sashimi

Vi è un’infinità di tipi di sushi. Si tratta di piatti a base di pesce crudo (a volte cotto), riso e verdure. Non vi elencherò quanti tipi di sushi vi sono, sono sicuro che già li conosciate. Stessa cosa vale per il sashimi, niente meno che pesce crudo tagliato ad arte (pensateci, i piatti giapponesi non prevedono l’impiego del coltello, il cuoco vi prepara dei bocconi già pronti da masticare. Ovviamente non ve li mastica per questioni igieniche, ma se potesse lo farebbe).

Bevande

La bevanda più bevuta in Giappone è il , in modo particolare il tè verde. Per gli amanti di questo infuso, il Giappone è il Paese di Bengodi. La parola giapponese che ta per tè (mutuata dal cinese) è cha, ma viene volentieri menzionato come o-cha (una “o” prefissa che non è vocativa, ma un titolo onorifico che suona un po’ come “il Signor tè”).

Il più bevuto in assoluto è il tè verde, ma vi sono numerosi altri tipi di tè (matcha, kukicha, bancha e via dicendo). Brevemente, la qualità del tè è data dalla quantità di esposizione ai raggi solari prima della raccolta e dal fatto che avvenga o meno una fermentazione prima della vendita al consumatore finale.

Amazake

Bevanda tradizionale giapponese a base di riso fermentato. Il contenuto alcolico è nullo o bassissimo, tanto che persino i bambini lo bevono

Genmaicha

tè verde e riso tostato e soffiato. Il sapore è molto particolare e la bevanda molto popolare. L’aggiunta del riso regala a questo infuso note dolci e tostate che riducono l’amarezza tipica del tè.

Aojiru

Si tratta di una bevanda a base di cavolo riccio dalle eccellenti proprietà salutari (in fondo si sa, il cavolo fa molto bene, persino l’esercito romano mangiava grandi quantità di cavolo fermentato). La bevanda è stata inventata dal medico Niro Endo durante la Seconda Guerra Mondiale e ora la si può trovare pressoché ovunque in Giappone.

Parliamo ora di bevande alcoliche ve ne sono tre che dovete a nostro avviso provare: il sake, il yuzushu e lo shochu.

Tutti, anche i profani conoscono il sake, un alcolico che si può bere caldo o freddo a base di riso fermentato. La gradazione alcolica si attesta intorno ai 15 gradi.

Yuzushu

Avete presente il limoncello? Il sapore e la consistenza sono molto simili.

Shochu

Si tratta di un alcolico fatto a base di riso, patate, zucchero di canna o grano saraceno. Solitamente la gradazione alcolica si attesta intorno ai 25 gradi e per via della varietà (nonché del sapore) ricorda vagamente la rakia (bevanda tipica dei Balcani).

Quanto abbiamo riportato è una lista minima di prelibatezze del Sol Levante.

Sistema sanitario in Giappone

La cultura dell’ichiban (l’esser primi) in certi casi paga e per quel che riguarda il sistema sanitario giapponese, se non è il primo al mondo, possiamo affermare in tutta sicurezza che offre un servizio di ottima qualità. L’unico problema è il reperimento di personale medico e paramedico che sia in grado di parlare lingue diverse dal giapponese.

Tutti i servizi sono a pagamento, anche il pronto soccorso. Pertanto vi consigliamo vivamente di stipulare un’assicurazione di viaggio prima della partenza.

Sul sito Viaggiare Sicuri messo a disposizione dall’Unità di crisi della Farnesina, si apprende che in Giappone non vi sono rischi epidemiologici particolari e non vi è obbligo di vaccinazione.

Insomma, in Giappone molto probabilmente non contrarrete malattie esotiche che metteranno a repentaglio la vostra vita.

Consigli pratici in Giappone: Crimine e Truffe

Secondo i dati raccolti dalla OECD (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) il Giappone è un Paese piuttosto sicuro, avendo un tasso di omicidii bassissimo (il più basso tra i paesi presi in esame). Ciò non significa che in Giappone non esista il crimine e che nei suoi fiumi scorrano latte e miele.

Sappiamo tutti che in Giappone esiste la Yakuza – volgarmente nota come mafia giapponese. La Yakuza è un’istituzione (in senso sociologico si intende, non voglia certo fare l’apologia di un’organizzazione criminale) che affonda le radici nel periodo Edo.

Fortunatamente i turisti non hanno molto da temere dalla Yakuza, poiché nelle aree da loro amministrate (una delle differenza rispetto alla malavita made in Italy è il fatto che le organizzazioni giapponesi hanno vere e proprie sedi di rappresentanza e talvolta persino loghi per essere riconosciute) si occupano della sicurezza, affinché nessun problema possa turbare il loro business..

Insomma, la Yakuza non è un fenomeno occulto, bensì piuttosto evidente – per esempio il quartiere Kabukicho a Tokyo – e nelle aree da loro gestite non avvengono crimini efferati e non avete nulla da temere.

Quello che conta è il business: i turisti portano soldi e chiunque li disturbi oltre modo viene richiamato all’ordine.

Ciò non significa che gli Yakuza vi proteggeranno da ogni tipo di crimine, ma che è inverosimile che qualcuno vi spari nel mezzo della strada per vedere se avete soldi nel portafogli.

Un fenomeno purtroppo frequente e dal quale bisogna stare all’erta è il Roppongi

Un mio caro amico, che chiameremo con un nome inventato Marco D., è stato purtroppo vittima del Roppongi (nome di una truffa che deriva dal nome di un quartiere di Tokyo).

Ha fatto esattamente quanto le guide di viaggio sconsigliano: è uscito di sera da solo con la carta di credito, è stato buttato dentro in un club dove degli immigrati verosimilmente nigeriani gli hanno fatto bere un cocktail che lo ha completamente stordito e alla fine della fiera si è risvegliato il giorno successivo vomitando blu e con 700 euro in meno.

I buttadentro erano nigeriani, nel locale invece si è ritrovato uno staff dell’Europa dell’Est. Insomma, il povero Marco D. non è finito proprio nel migliore dei posti. 

l giorno successivo si è rivolto alle forze dell’ordine, le quali gli hanno risposto che non essendoci stata alcuna costrizione non si trattava di un reato; la banca, alla quale aveva richiesto l’annullamento della transazione, gli ha risposto che l’operazione risultava una donazione e che non avrebbe potuto riavere indietro i suoi soldi.

Quindi, cari miei, vi avverto: state molto attenti al Roppongi. Girate al largo dai locali troppo shady e non fatevi ingannare da chi vi propone formule all you can drink.

Un’altra cosa che avviene – non di frequente per fortuna – è il pickpocketing come dicono gli Inglesi, laddove noi diremmo che cercano di fregarvi il portafogli.

Beh, non vi è nessun consiglio particolare da darvi al riguardo, fate semplicemente in modo che il vostro portafoglio non sia facile preda dei malintenzionati, in Giappone così come in Italia.

Una cosa che può capitare alle turiste è di essere palpeggiate durante il viaggio in metropolitana. Per evitare questo problema alcune linee della metropolitana sono munite di vagoni riservati alle signore.

Conclusioni

Che dire? Che conclusioni trarre?

Innanzitutto devo essere onesto: sono soddisfatto di quanto ho scritto, ma devo ammettere che quanto abbiamo detto del Giappone non è che una parte infinitesima. Numerosi sono i luoghi da visitare, le tradizioni note e meno note all’Occidente, i fenomeni culturali che non abbiamo menzionato o sui quali non ci siamo soffermati a dovere.

Il mondo ha un debito di riconoscenza verso il Giappone per svariati motivi.

Non è un Paese che si visita soltanto perché ci sono delle spiagge stupende e batte sempre il Sole (certo, non vogliamo sminuire luoghi di questo tipo): il Giappone è una meta di turismo culturale, ci si va perché attirati dalla sua storia, dai suoi usi e costumi, dalle arti (ikebana, iaido, arti marziali, manga).

Con la speranza di esservi stati utili, vi salutiamo e ringraziamo per la vostra attenzione.

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